Sofalesungen

Sara Catella
«Perché non esiste più la panna montata che mangiavo da bambina?»

© Bildquelle
Li Curt (Poschiavo)

do 06.09.2026 17:00

sarai ospite di Andrea, Via da la Rasiga 30, 7745 Li Curt (Poschiavo)

Ingresso

Ingresso libero

Appartamento al 3° piano senza ascensore - Posteggi davanti all'asilo o davanti al bar Piz. 

Sara Catella

Dopo il liceo che frequenta a Como, studia Lettere e filosofia all’università Statale a Milano. Nel 2013 si trasferisce a Berna con il marito e i tre figli. Si diploma all’Istituto letterario svizzero di Bienne e in seguito ottiene un Master in scrittura e traduzione alla Berner Fachhochschule.

Partecipa a progetti di scrittura e traduzione, come Loop It Baby per Printemps de la poésie 2022, Souvenirs de voyage, (nAutre édition, 2018), Pièces Assemblées, pubblicazione collettiva del Festival FAR, Nyon 2017. Per le Edizioni Casagrande ha tradotto il saggio di Georges Didi-Huberman Passare a ogni costo (con Gregory Catella, 2019) e ha pubblicato il romanzo Le malorose. Confidenze di una levatrice, (Edizioni Casagrande, 2022). Il suo secondo romanzo è Perché non esiste più la panna montata che mangiavo da bambina? (Edizioni Casagrande, 2026).

Moderazione:

Begoña Feijoo Fariña

Nata in Galizia, Spagna, a 12 anni si trasferisce in Svizzera, dove tuttora vive. Dal 2015 si trasferisce in Valposchiavo e da allora si dedica quasi esclusivamente a teatro e scrittura. È cofondatrice della compagnia teatrale inauDita per cui si occupa prevalentemente di drammaturgia e regia. Ha fondato e dirige il festival quadrilingue "Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo". Ha pubblicato i romanzi "Per una fetta di mela secca" (GCE Gabriele Capelli Editore) e "Come onde di passaggio" (Ibid.). Nel febbraio 2025 vince uno dei premi grigionesi per la cultura e nel 2026 il Premio letterario grigione e il Premio Svizzero di Letteratura.

«Perché non esiste più la panna montata che mangiavo da bambina?»

Attraverso un inventario di oggetti, odori e gusti perduti, l’autrice del fortunato Le malorose racconta un’infanzia tra Svizzera e Italia alla fine del secolo scorso.

Una riflessione sulla memoria, l'identità e i saperi trasmessi di donna in donna, di generazione in generazione.

Una donna sale in macchina e si mette in viaggio, diretta a sud. Conosce il percorso: l’ha compiuto più e più volte da bambina, tra gli anni Ottanta e Novanta: figlia di madre svizzera e padre italiano, ogni estate lasciava il canton Ticino con i nonni paterni per passare le vacanze nella loro terra d’origine, l’Abruzzo. Ripetendo, adulta, quel percorso, in lei riaffiora un mescolarsi di impressioni infantili legate a due culture e due paesi: il gusto dei gelati con panna montata di ’Micucc; il sentore pungente del sapone fatto in casa mescolando olio d’oliva, soda caustica e cenere; i colori delle api e delle arnie dei nonni materni; il frusciare di guaine, sottovesti e grembiuli avvinghiati intorno al corpo della bisnonna; la superficie lucida delle fotografie di famiglia scattate poco prima della sua nascita: «Sono le immagini della mia infanzia – anche se io non ci sono».
E in effetti nel corso del suo viaggio la donna prende coscienza di quanto profondamente si venga plasmati da una storia famigliare che si è svolta in gran parte prima e senza di noi, al punto che sente risuonare dentro di sé il dolore dei nonni costretti a emigrare, gli aspri insegnamenti sulla maternità e il corpo femminile ricevuti da madre, nonne e bisnonne, l’impulso a tramandare delle antenate – impulso che in lei si trasforma in scrittura.
Attraverso un inventario di oggetti rievocati sul filo dei cinque sensi, Sara Catella – già autrice del fortunato Le malorose – ci cala dentro la sua infanzia, con un racconto autobiografico che è anche romanzo di formazione.

© Paula Troxler

In cooperazione con Casa della Letteratura per la Svizzera Italiana.

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